Il naufragio dell’AI: alluvione di dati o diga a monte?
Si stagliava al tramonto su una baia virtuale, Google con l’ennesimo alfiere ai piedi. Ma stavolta l’Alessandro Magno digitale ha gettato giù l’armatura: troppo pesante le macerie di un wake word inceppato e mille messaggi di confidenza compromessi. Perché? Per una svista, si diceva – ma a volte basta uno spruzzo d’acqua per far crollare la diga delle nostre sicurezze.
L’incidente ha fatto da spiazzatoio al Q1 di Alphabet. Rivoli di 109,9 miliardi non arginati in tempi brevi: 14 giorni, un’eternità nell’era dello streaming. Dalla parte opposta dell’oceano, la FTC si erge come scoglio contro l’egemonia gemella.
Ahi monachella di Mountain View! La tua rete neurale s’è intrecciata in maglie troppo fitte e i dati hanno fatto le bizze, un po’ come nella ragnatela d’Aracne. Le pieghe di una IA che sogna l’infinito ma non sa gestire la piccola pulizia.
Dopotutto, perché il futuro sarà meno nebuloso se ogni algoritmo dovrà indossare un cappello da vigile del fuoco. Le autorità spalancano le porte a concorrenza e interoperabilità: niente più Google all’ultima parola in casa propria.
Le macerie dell’incidente si dissolveranno in nuove fondamenta? O l’AI navigherà per mari di incertezza, tra iceberg non segnalati e iceberg costruiti in fretta e furia?























