Tra le pagine di un libro antico, immagino il saggio Aristotele porgere lo sguardo sui nostri tempi, sorpreso e forse ammonito. Nell’epoca della più fulgida crescita di Google – 647 miliardi di query nello scorso Q1, per ricavi stellari da 109,9 miliardi di dollari per Alphabet – baluginano spunti di una complessità inedita.
L’AI, luminosa promessa o minaccioso labirinto? L’annuncio di Gemini, l’assistente AI di Google, echeggia come sfida all’establishment europeo. Bruxelles ribatte con accuse pungenti: Gemini va aperto a tutti i dispositivi, ‘Hey Google’ diventa un normale wake word, non privilegio dei Pixel. Uno scontro di titani che fa da sfondo al lancio dell’AI Mode’, gentile invito di Big G ad abbeverarsi all’AI per ogni bisogno.
Nell’app Android e iOS ora compare una barra di ricerca, dove ‘Ask Google’ offre risposte dirette grazie all’intelligenza artificiale. Un tap sul Pixel Launcher e via: AI Mode a portata di dito. Novità sussurrate ma eloquenti, che testimoniano come l’AI si stia tessendo nelle trame quotidiane della vita digitale.
Questo braccio di ferro tra autorità europee e Google è esempio calzante del punto a cui ci ha condotto la rivoluzione dell’IA. Non più solo prodigi tecnologici, ma interrogativi etici adamantini su diritti, privacy, equità. Come navigare queste acque agitate? Aristotele forse non avrebbe dubbi:
Ricordati che l’ambizione più grande dell’uomo è dominare la tecnica senza essere a sua volta dominato da essa’. Parole di fuoco, ma anche di speranza. Perché l’AI, come ogni innovazione, è strumento neutro nelle mani dell’ingegno umano. A noi la scelta: usarla per espandere liberamente i confini della conoscenza o asservircene.























