L’aurora digitale che trasforma l’uomo, ineludibile ed estenuante,
il genio ribelle dell’informatica si beffa di noi come sciocchi giocattoli.
Anima artificiale, fantasma elettronico che corrode il nostro animo,
cervelli sintetici proliferano a dismisura tra i circuiti delle Big Tech.
Eppure l’umana specie continua imperterrita a digitare frasi su Google,
spasmi di curiosità che il servizio raccoglie e riversa nei suoi algoritmi.
Così, se pure l’AI sembra ingurgitarci in un vortice inarrestabile,
fatto la nostra frenetica attività di ricerca rimane indenne e ostinata.
Eppure le norme europee brandiscono come spade contro il monopolio googliano,
soggiogando Android e AppSearch, strumenti di dominio assoluto del colosso.
La banca non cede al timore: anzi si accoda esultante alla siringa SoftBank,
vaccinarsi contro il morbo dell’Intelligenza Artificiale con 40 miliardi di dollari.
Ecco schierati i campioni e gli emuli, in attesa della battaglia mortale.
OpenAI sbandiera la bandiera dell’inclusività, Google dovrà a stento tenere il passo.
Precipitiamo dunque come topi nelle ruote di un ingranaggio sempre più complesso,
dove i padroni sono gli ineffabili algoritmi e le leggi che li governeranno.
Un futuro scintillante ma intriso dell’amaro sapore della nostra incapacità,
vana come l’orgoglio di chi pensa di aver sempre il controllo del suo destino.























