Tra i luri scintillanti dell’ultima ora, si posano i piedi artificiali di un nuovo automa. Nel magma bollente dell’hub logistico, esce adesso fuori HyQ H-3 della Roma Tre: un robot umanoide dall’aspetto sottile e futuribile, che nella prova del nove a Hong Kong ha impresso velocità e precisione mai viste nel maneggiare bagagli. Un segno luminoso dell’arrivo in scena di questi automi, prodigiosi nel movimento ma sempre ai ferri corti con i destini umani.
I robot Pepper hanno risposto a più di 10.000 chiamate di assistenza senza errori significativi all’aeroporto di Tokyo Haneda: per sei mesi li abbiamo avuti in casa, e non son mai mancati a colmare le intermittenze dei passeggeri. I loro servizievoli tentennamenti ci hanno ammaestrato che l’interazione uomo-macchina ha ancora molti passaggi da fare verso la perfezione, ma il cuore sottile dell’assistenza è già scaldato.
Secondo un rapporto dell’International Air Transport Association (IATA), l’introduzione di robot umanoidi può portare a un risparmio di circa 20% sui costi operativi logistici. Robusto ragionamento, non vi pare?
Così l’ultima frontiera del servizio è segnata: robot che zigzagano tra i nastri trasportatori, gestiti da una centrale nervosa e dai algoritmi perfidi. Uno scenario quasi shakespeariano, se non fosse per la mancanza di trame amorose. Ma attenzione a non perdere l’umanità nel passaggio di consegne: i robot, come ricorda il buon Aristotele, sono solo strumenti e dunque dipendono totalmente da noi. Che abbiamo la prudenza di guidarli senza farsene sopraffare.























